Stasi (stop moving)

Stasi (stop moving)
Stasi (stop moving) 5 1 Anonymous
Tony Kushner

Tony Kushner

Stamattina ascoltavo la radio e, come spesso accade, è passata la pubblicità di una trasmissione che si occupa d’incontri sentimentali. La pubblicità invita a conoscere la persona che potrebbe diventare il compagno/compagna della vita, attraverso un semplice click al computer. Senza soffermarmi sulla sommarietà e illusorietà del messaggio promozionale, puntualmente (anche se solo stamane ne ho preso davvero coscienza) l’ansia mi terrorizza, perché avverto di non stare al passo con il mondo, che questa società va troppo veloce ed io mi sento troppo lenta, perennemente in ritardo. A quasi trent’anni, è giusto che tu abbia finalmente un lavoro, un compagno (se non un marito o una moglie nelle migliori delle prospettive), un figlio, una religione in cui credere (o essere ateo), un partito politico da votare, la consapevolezza di sapere dove schierarsi in fatti come l’integrazione razziale, la convivenza di culti differenti, l’omosessualità, la transessualità, il matrimonio, il potere, la genitorialità, insomma devi avere le idee chiare, sapere dove stare. Vivendo in un contesto sociale inevitabilmente assumiamo delle idee, lasciamo che ci pervadono, ci investano; ma tale assunzione, non consapevole fino in fondo, potrebbe comportare un paio di conseguenze: prima tra tutte condizionare le nostre scelte personali, e poi indurci a dichiarare di essere favorevoli o sfavorevoli rispetto a qualcosa, scoprendo ad un certo punto (se si è fortunati), che forse non è così, o meglio, occorre ancora lavorarci sopra dato che la questione non è stata analizzata in tutti i suoi aspetti. Quando Prior, uno dei protagonisti della tragedia teatrale, Angels in America, Fantasia gay su temi nazionali di Tony Kushner, incontra l’angelo che gli annuncia di essere il profeta, il primo ordine che riceve dal messaggero divino è quello di fermarsi, di non muoversi più; troppo caos e confusione hanno colpito il mondo, tanto che anche Dio ha deciso di abbandonare la sua altissima carica, fuggendo via, perché troppo addolorato e deluso dai comportamenti della creatura fatta a sua immagine e somiglianza. Ognuno cerca il suo posto nel mondo affidandosi ad una determinata teoria, prendendo in prestito il termine utilizzato dallo stesso autore nella tragedia, o tante teorie, vivendo delle vite che sembrano essere più una finzione che la realtà, anzi la verità. In un magistrale e complesso utilizzo della tecnica metateatrale, Kushner riesce a realizzare una conversione tra realtà e finzione, in cui la vita, quella reale, ma non vera, diventa una finzione e quella immaginata, svela la verità e il lettore/spettatore la sente affettivamente molto più vicina. I vari protagonisti agiscono in nome di quelle grandi teorie che s’identificano di volta in volta con la politica, la religione, la legge. Joe Pitt, un omosessuale che lavora come cancelliere ed è sposato, negherà la sua natura, affidandosi a Dio, anzi no, alla sua religione, i Mormoni, cercando di vivere rispettandone i dettami e condannandosi all’infelicità. Per lavorare ed acquisire un certo prestigio, diventerà repubblicano e scriverà tutti i verdetti della corte d’appello facendosi portavoce delle teorie del partito repubblicano, tra le quali l’omofobia. Lo stesso farà Roy Cohn, procuratore generale, anch’egli omosessuale, forse il più stereotipato tra i personaggi, ma a differenza di Joe, la sua sarà una scelta fino in fondo consapevole, perché troppo innamorato del denaro e del prestigio. Louis, fidanzato di Prior, inorridito dalla vista dei repellenti effetti che l’AIDS ha sul suo innamorato, decide di abbandonarlo e fuggire via. La fuga, però, non lo esonera dal fare i conti con se stesso, affrontando le sue paure e interrogandosi, da omosessuale, su quanto effettivamente sia tollerante nei confronti del “diverso”, ammettendo un’amara verità che la tolleranza è il più delle volte un discorso puramente politico, una strategia per ottenere il potere, per guadagnare proseliti tra le fila delle minoranze o semplicemente consensi. Louis è alla continua ricerca della perfezione, del giusto, della verità, in ogni situazione, che non lo faccia diventare come quelli là, che lo faccia vivere diversamente, intendendo per “diversamente”la capacità di distinguersi, non per uno stato del suo essere, ma per l’accettazione di quello stato. Accogliendo così l’invito dell’angelo a non far muovere le cose, a prenderle per quelle che sono, nella loro staticità. Termine che nella società di oggi ha assunto un’accezione sempre più negativa, indicando situazioni e persone bloccate, inattive, improduttive e quindi inutili. E poi ci sono Harper e Hannah, rispettivamente moglie e madre di Joe. Hannah, mormone e rassegnata rispetto alla vita, ammetterà che il rifiuto per suo figlio non nasce dal disprezzo dell’omosessualità ma dal disdegno rispetto al genere maschile e alla sua stupidità che l’imbarazza. Harper è il personaggio maggiormente consapevole della finzione della sua vita (sebbene risulti il più folle), che prova e riprova ad indirizzarla verso quello che vorrebbe, scoprendo, che anche nell’immaginazione prevale sempre la finzione, ispirandosi la mente all’esperienza, da cui attinge gli elementi da rimescolare a proprio piacimento; con il risultato che si tratta sempre della stessa ipocrisia. Affinché la sua immaginazione possa stupirla, sorprenderla, capirà che deve eliminare la finzione dalla sua vita, altrimenti nella sua mente si genereranno sempre e solo mondi da essa contaminati, trovando il coraggio di mollare suo marito che non l’ama come vorrebbe e accettando così la devastazione, il dolore.

L’opera di Kushner è immensa, data l’incredibile capacità di raccogliere quanti più aspetti possibili della vita di un uomo e della società, non solo americana. Per quanto mi riguarda quello che ha sollecitato particolarmente le mie riflessioni, è la denuncia della velocità con cui il mondo si muove che si traduce sia nell’ involontaria tirannia del tempo che ci ossessiona facendoci muovere meccanicamente senza riflettere, e quindi scegliere consapevolmente; e nella smania di voler cambiare l’ordine naturale delle cose, in nome di teorie che sono a priori alla nostra esistenza, applicandole come le istruzioni di un gioco di società, senza averle prima provate sulla base della nostra esperienza. La teoria che crediamo possa indirizzarci nella nostra vita, non deve precederla, ma essere conseguente ad essa, secondo un processo induttivo. Il contrario significherebbe un movimento immobile.

 Una cucina tranquilla

Con quest’articolo vogliamo addentrarci nel Carnevale, periodo di caos e allontanamento da Dio per eccellenza, proponendo un dolce molto antico, tipico della nostra zona, il Pastiere di riso. Nostra nonna materna era solita prepararlo proprio in questi giorni, è un piatto poco elaborato, fatto con il riso, il latte, la ricotta. E per rimanere in tema proponiamo anche uno stuzzicante risotto al limone, semplice ma che solletica il palato.

Sono piatti per nulla pretenziosi, che richiedono davvero poco, sia per ingredienti che per sforzo fisico. Li abbiamo scelti perché richiamano quell’idea di stasi di cui abbiamo parlato nell’articolo. Il pastiere di riso rievoca nella nostra mente le bellissime sere invernali in cui riempiva la golosa tavola preparata dalla nonna per gli abitanti del paese. Una straordinaria calma avvolgeva il paesaggio circostante e la cucina di nostra nonna. Senza alcuna fretta affinché l’inverno passasse, lasciando che facesse il suo corso naturale, si aspettava e ci si metteva al passo, adeguando al ritmo della fredda stagione i vari momenti della giornata, come la cena. Lunghe tavolate in cui a sguardi, parole, risate, si alternavano bocconi ricchi, bramosi ma non impazienti. Ed è sorprendente immaginare come un dolce fatto con poco potesse essere tanto atteso e desiderato. Il riso con il limone, ci riporta al presente, ad un serata tra amiche; lasciate le ansie e le preoccupazioni fuori alla porta, ci siamo riunite intorno ad un tavolo, ignorando il tempo che passava, la televisione che sussurrava, il telefono che suonava. Abbiamo parlato, riso, spettegolato, taciuto; le sirene, i clacson, il brusio delle voci, non sentivamo più nulla.

Questa volta, oltre a darvi dei suggerimenti culinari, vi invitiamo a fermarvi…..siate statici.

Pastiere di riso

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Ingredienti

250g di riso

300g zucchero

400g ricotta

6 uova

150g di latte

burro

1 bustina di vanillina

1 buccia d’ arancia grattugiata

scorza di limone

cannella

liquore “Strega”

Procedimento

Cuocere il riso e a metà cottura scolarlo, continuare la cottura aggiungendo il latte, due bucce di limone e una noce di burro. Una volta cotto, lasciarlo raffreddare per un po’; da parte battere le uova a cui aggiungeremo la ricotta, lo zucchero, la buccia d’arancia, la vanillina, la cannella e due cucchiai di liquore Strega. Amalgamare bene il tutto, imburrare un teglia e cospargere l’impasto con fiocchetti di burro. Cuocere a 180°per 30-35 minuti.

Risotto al limone 

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Ingredienti (x 4 persone)

320 gr.di riso
– il succo di un limone
-brodo vegetale q.b
-olio evo
-cipolla
-un cucchiaio di maizena
-burro
-sale q.b
-buccia di limone

Procedimento

In un tegame far rosolare la cipolla, aggiungere il riso e tostare per un minuto c.ca.
Sfumare con il succo di limone e lasciare  evaporare
Aggiungere il brodo e portare a cottura, aggiungendone, se necessario, dell’altro.
Un minuto prima di spegnere la fiamma, aggiungere una noce di burro e la maizena, amalgamare il tutto.
Mettere nel piatto e cospargere il riso con la buccia di limone. Spolverizzare con il parmigiano.

Oltre ad essere un ottimo primo piatto, il riso al limone può essere utilizzato anche come contorno ad un secondo.