Il bianco e il nero: racconto di un’ordinaria umanità

Il bianco e il nero: racconto di un’ordinaria umanità
Il bianco e il nero: racconto di un’ordinaria umanità 5 1 Anonymous

 

Sergio Oricci-Bianco shocking

Sergio Oricci-Bianco shocking

 

C’è qualcosa che accomuna il racconto di Joseph Conrad, Il negro del Narciso (1897) e Bianco shocking di Sergio Oricci, a parte i rispettivi titoli che nei due colori individuano l’elemento di diversità, o meglio di straordinarietà. Chiariamo subito che non si tratta dello stile, né della scrittura, nulla a che vedere con la forma data la difficoltà a raggiungere o equiparare il livello di Conrad, il cui linguaggio sebbene talvolta risulti piuttosto complesso per l’elevata specificità tecnica, è una fucina inesauribile, per tutta la durata del racconto, di immagini vivide, che sprigionano il senso di immensità e di solitudine della vita in mare aperto, lontana dalla terraferma e più prossima all’ irraggiungibile orizzonte. Un aggrovigliarsi di immagini, in cui quella della nave mercantile che solca il mare in un deserto silenzioso e sospeso nel tempo, diventa un’unica grande metafora che racconta la solitudine dell’uomo, anzi la racchiude in sé, in una simbiosi che potremmo definire panteistica.

Solitudine dell’uomo dentro e fuori un contesto di socialità, ma non solo, solitudine del gruppo rispetto al resto del mondo, all’interno di una realtà fisica ben definita; nel caso del Negro del Narciso lo spazio dentro cui si concentra la solitudine che si fonde, fino a diventare un tutt’uno, col desolato paesaggio esterno, è rappresentato dalla nave, unico ambiente vitale; il racconto di Sergio Oricci si apre con il protagonista, Pietro, alle prese con la ricerca di coinquilini con cui condividere spazio e spese del suo appartamento che diverrà l’abitazione di un’umanità atipica con tratti fisici, abitudini, stili di vita, del tutto fuori dalla norma, in cui è forte il senso di distacco rispetto al mondo esterno, in uno scollamento spazio-temporale che sembra creare una dimensione a sé stante, emersa da non si sa dove. Lo stesso vale per la nave inglese di ritorno dall’India, ogni riferimento storico si perde man mano la nave si addentra nell’infinita e desolata distesa oceanica lasciando emergere un’umanità con regole di sopravvivenza e convivenza  proprie.

I coinquilini che sceglie Pietro presentano tutti delle peculiarità fisiche che potremmo definire sovraumane; Anna è completamente bianca, riflesso lattiginoso di una scodella di latte piena di cereali a forma di lettere da cui non si stacca mai e che rappresenta la sua sola fonte di nutrizione; poi è la volta di Giorgio e Marta, coppia piuttosto stravagante dato che lei ogni giorno dipinge un volto diverso sul viso del suo ragazzo senza faccia. Insieme formeranno una compagnia di fenomeni da baraccone che mette su un freak show dove ognuno farà mostra delle proprie mostruosità fino a quando un episodio non porterà alla luce le crepe esistenti all’interno del gruppo che non perdonerà a Pietro la sua codardia e lo allontanerà fino ad abbandonarlo definitivamente, gettando il ragazzo nella più profonda disperazione avendo individuato nel trio di deformità una possibilità di socializzazione, amicizia, perché no famiglia.

Pietro che un tempo era solo, torna ad esserlo, forse lo è sempre stato. L’equipaggio del Narciso è composto da uomini che pur non presentando particolari stranezze fisiche, l’esistenza isolata, fatta di duro lavoro, stenti, freddo, pioggia, caldo asfissiante, lontana dalla terra ferma, ha comunque reso diversi esacerbando tratti che potrebbero non risultare più normali agli occhi di un “terrestre” . Un’umanità che  vive un rapporto contrastante con l’elemento debole, James White, che per uno strano scherzo del destino, di bianco non ha proprio nulla, essendo un negro e per di più malato di tubercolosi. I membri dell’equipaggio hanno nei suoi confronti un atteggiamento combattuto, divisi tra la il desiderio di aiutarlo ed il disprezzo unito alla diffidenza dovuti ai dubbi che nutrono sulla veridicità delle sue condizioni di salute. In entrambi i casi, un’umanità atipica che credeva di essere esente dai limiti ed i vizi della coeva società,  rivela tutto il suo conformismo alla comunità dominante. L’occasione è sempre il diverso, l’elemento dissonante del gruppo. James White rompe l’equilibrio della ciurma marinaresca, facendo emergere lati delle personalità di ciascuno che ognuno, reciprocamente, credeva inesistenti; come il vecchio Singleton la cui saggezza da vecchio lupo di mare ben presto viene sostituita dall’ indifferenza rispetto all’ambiente circostante; ma tutti dovranno fare i conti con i propri limiti quando si tratterà di prestare soccorso e svolgere il lavoro di un malato terminale. Allo stesso modo, il gruppo di coinquilini che non aveva giudicato Pietro per le sua ossessione a scaricare immagini di morti violente, si rivela non disposta a comprenderlo e perdonarlo per averli lasciati nelle mani della polizia. Non esiteranno ad emarginarlo e poi ad abbandonarlo. Il bianco di Oricci ed il nero di Conrad colorano e definiscono in maniera chiara e netta i tratti tipici di un’umanità che di atipico non ha proprio niente. Non c’è distanza che tenga.

 

 

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