Wilde versus Biancaneve & Co.

Wilde versus Biancaneve & Co.
Wilde versus Biancaneve & Co. 5 1 Anonymous

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Quando si legge una fiaba o una favola, ci si aspetta di solito un lieto fine, almeno, così ci hanno abituato i film di Walt Disney e non solo. Nell’immaginario comune, supportato da una ricca produzione cinematografica, queste due forme narrative sono diventate, nel linguaggio di tutti i giorni, sinonimo di situazioni di estrema positività in cui, nonostante le avversità, trionfa sempre il bene.  Ebbene, Oscar Wilde propone una serie di racconti in cui la maggior parte termina con un non lieto fine, almeno secondo quella visione sopra descritta. Gli amanti non sempre trovano un posto dove realizzare il loro amore, come nel racconto Il pescatore il quale rinuncia alla sua anima per amare la sirena, ma la prima lo perseguiterà fino a riaverlo con sé. Ne Il bimbo stella così come ne Il gigante, Il principe felice, Il compleanno dell’infanta, L’amico devoto, la morte fa da finale. L’impossibilità di due persone ad amarsi perché “diverse” accade spesso, l’umiliazione del più debole è pane quotidiano insieme alla sua sconfitta, l’abuso della disponibilità altrui e la giustificazione del rifiuto a voler aiutare gli altri, avendo cura di preservare la propria immagine, è un altro costume molto diffuso.

Ma soprattutto la legge del contrappasso in riferimento ai malvagi, solitamente poco agognata nelle fiabe perché sicuri della sua attuazione, s’indebolisce fino a perdere potere esecutivo.

Addirittura Wilde, nel finale de L’amico devoto, demolisce un’altra attrattiva che, solitamente, si accompagna alla favola, la sua capacità di trasmettere degli insegnamenti. E a farlo sono gli stessi animali, per la precisione un topo e un fanello, che in un simpatico battibecco dallo sfondo metaletterario, criticano il fine ultimo della favola, vale a dire quello morale, che spesso è responsabile del disinteresse del pubblico verso questo genere. Il topo, infatti, non coglie il messaggio che l’uccello vuole trasmettergli raccontando la storia, anzi mostra una certa superficialità e aggiunge che se avesse saputo che si trattava di una favola, non avrebbe perso tempo ad ascoltare.

La storia che però più di tutte mi ha colpito, commuovendomi, è quella dell’usignolo che dona la sua vita, fino all’ultima goccia di sangue, per far nascere una rosa che un timido giovanotto darà in dono ad una fanciulla insensibile la quale non apprezzerà il suo gesto, anzi non esiterà a mostrare tutto il suo disprezzo. Quando ho visto che per l’usignolo non c’era alcuna riconoscenza, riscatto,hi sentito un senso di disperazione, perché in una realtà quotidiana in cui si fa fatica ad intravedere un lieto fine, non restavano che le favole e le fiabe, tolte quelle un senso forte di smarrimento ti prende, e la fede nel bene che trionfa sempre sul male vacilla.