Evasione, un’utopica necessità di sopravvivenza

Evasione, un’utopica necessità di sopravvivenza
Evasione, un’utopica necessità di sopravvivenza 5 1 Anonymous

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Partendo dal titolo Ourania (2007), nel romanzo di J.M.G. Le Clézio, premio Nobel per la letteratura nel 2008, l’evasione si ripete assumendo ogni volta una forma differente, frutto delle più disparate scelte di carattere personale a loro volta influenzate dai contesti storico-sociali che rendono la fuga quasi obbligatoria. Non si evade per curiosità, per piacere, si tratta piuttosto di un’imposizione da parte della realtà esterna che ci circonda. Daniel Sillitoe, dottorando in geografia, comincia ad evadere in tenera età seduto al tavolo della cucina della sua casa, con l’incerata e un misterioso libro rosso che fanno da sfondo, mentre fuori la seconda guerra mondiale avanza inesorabilmente. Quel libro rosso ben presto si rivelerà nel suo contenuto, la Teogonia esiodea, testimonianza dell’origine degli dei e dei loro miti, simbolo dell’evasione poetica nella sua forma più alta. Testimonianza, inoltre, dell’atavico bisogno dell’essere umano di individuare la causa dei suoi mali in forze trascendenti il mondo. Dalla teogonia esiodea spunta il nome di Ourania, una delle nove muse, figlia di Mnemosine e Cronide ma anche una delle Oceanine, figlia di Teti e Crono, che darà il nome a quell’insieme di mondi nuovi alla cui ricerca sono partiti i vari protagonisti del romanzo e che nella mente di Daniel s’identificheranno sempre con lei.

L’immaginazione, d’altronde, grazie alla quale quegli universi paralleli sono creati, permettendo all’evasione di realizzarsi, non opera sulla base della sola fantasia, che porterebbe alla creazione del fittizio, dell’artefatto, essa piuttosto nasce da un’esperienza affettiva, dal richiamo di qualcosa appartenente al nostro vissuto.

Durante il suo viaggio in Messico, per studiarne il territorio, Daniel incontrerà Raphaël Zacharie, un ragazzino in piena fase adolescenziale che, viaggiando su uno sgangherato autobus per le strade tortuose dell’infuocato paesaggio messicano, all’ombra di maestosi vulcani, gli racconterà del luogo in cui abita, Campos. Si tratta di una vera e propria società utopica che si fonda sul rovesciamento dei canoni della società istituzionalizzata, come la scuola che è dappertutto e che non prevede la presenza di un’insegnante, sono i bambini a fare da maestri.  La loro lingua è l’elmen che nasce dalla fusione delle lingue tradizionali e dalla creazione di volta in volta di suoni, parole, frasi sempre differenti. Fondatore della comunità è Anthony Martin, il Consigliere, che insegnerà agli abitanti di Campos a leggere il cielo e a lasciare che l’universo penetri dentro di loro in una perdita della cognizione spazio-temporale la cui durata sembrerà un attimo ma quando riapriranno gli occhi sarà già l’alba.

Referente principale di Daniel per le ricerche nella valle messicana sarà Thomas Moises, fondatore dell’Emporio, sede del pensiero e del sapere, dove convivono in un rapporto di scambio le diverse discipline umanistiche e soprattutto luogo di apertura ai più poveri e di celebrazione della cultura e della tradizione del popolo indiano, da secoli oppresso. L’Emporio si contrappone alla collina degli antropologi, dove gli interessi personali, il potere, il cinismo, l’arrivismo, prendono il sopravvento sui nobili scopi della ricerca. Gli antropologi trascorrono il loro tempo deridendo e approfittando di Lili, giovane donna costretta a prostituirsi nella nota zona di tolleranza e scacciando in malo modo i bimbi del popolo dei cosiddetti paracadutisti. Strumenti nelle mani dei signorotti locali, utilizzati per occupare terreni su cui realizzare sfarzosi progetti, i paracadutisti raccolgono le fragole nelle immense piantagioni coltivate per soddisfare i capricci dei ricchi paesi capitalisti. Poco importa se le loro mani sanguinano e perdono le unghie a causa dell’acido delle fragole, se hanno poco più del niente da mangiare, costretti a rovistare nelle numerose discariche a cielo aperto subendo inoltre l’umiliazione di essere scacciati quando avvicinandosi ai ricchi ricercatori questi, al massimo, li accontentano con i rimasugli dei loro faraonici banchetti spesso destinati allo spreco. Se Lili cercherà la sua Urania fuggendo negli Stati uniti, tutti gli altri, nella maggior parte dei casi, non se la potranno permettere l’evasione e soccomberanno.

Tra le molteplici forme che l’evasione assume non poteva mancare la rivoluzione, risultato di un impellente bisogno di cambiamento, di rovesciamento dell’(dis)ordine esistente. Se l’evasione conduce all’abbandono, la rivoluzione possiamo dire che predilige restare sul luogo ma entrambe si muovono per raggiungere lo stesso obiettivo: il cambiamento. Hector, ex-marito di Dahlia di cui s’innamorerà Daniel, è un rivoluzionario impegnato nella guerra civile in El Salvador inaspritasi in seguito alla morte di Padre Romero che ha combattuto la sua rivoluzione incitando i fedeli a fare dell’amore per il prossimo l’arma da impugnare, pagando per le sue parole, troppo pericolose.

Dahlia, originaria del Portorico, troverà la sua Urania nella realizzazione di un centro di accoglienza per donne malate di AIDS, a San Juan.

Il cambiamento però non sempre avviene, il più delle volte il mondo non cambia.  Don Thomas sarà destituito dal ruolo di direttore dell’emporio tradito dai suoi stessi collaboratori che lo confineranno alla funzione esclusivamente rappresentativa di presidente emerito, ma egli accetterà pur di far sopravvivere la sua creatura, senza perdere la speranza nel cambiamento. Anche Campos verrà smantellata e Raphael si allontanerà per conoscere il mondo. Daniel deluso lascerà la valle messicana. Nonostante le delusioni dinanzi al non cambiamento, l’evasione è un istinto di sopravvivenza  a cui l’uomo non rinuncerà mai, la letteratura ne è una prova.

MAIALI D’ALTO RANGO E FOCACCINE DELL’UTOPIA

Nella comunità di Campos la carne non si mangia perché considerata poco nutriente, ma grazie alla farina di mais realizzano manicaretti che sfruculiano la curiosità: focaccine di mais cotte in una foglia verde le curindas e dolcetti, sempre di mais, gli uchepos. Il tutto accompagnato da miele e marmellata di fragole, rigorosamente preparati in casa. Durante il pomeriggio, quando si è a metà strada tra il pranzo e la cena e lo stomaco comincia a brontolare, l’immagine di una deliziosa merendina non dispiace per niente. Inoltre ricordi dell’infanzia affiorano nella nostra mente, quante volte seduti davanti alla televisione, a guardare i cartoni animati, abbiamo affondato i nostri dentini in soffici panini farciti con marmellata, miele (nel caso di madri salutiste) o con nutella (con madri più permissive). In fondo, la comunità di Campos, è composta prevalentemente da bambini che si riuniscono nella casa comune e consumano il pasto tutti insieme. La ricetta delle curindas richiama quella delle gorditas, delle quali è prevista sia una versione dolce sia una salata, noi non abbiamo optato né per l’una né per l’altra, le abbiamo fatte entrambe, farcendo quelle dolci con marmellata alle fragole (o con qualunque altra abbiate in casa) e con la nutella, ovviamente. Devo dire davvero gustose! Quelle salate invece le abbiamo riempite con prosciutto cotto o crudo e formaggio spalmabile. Deliziose!

Tra i protagonisti delle fastose tavolate organizzate dai cinici antropologi ci sono i chicharrones, pezzi di maiale fritti serviti nei tacos o nelle gordita, accompagnati da una salsa verde. Questo piatto messicano richiama una ricetta della nostra tradizione locale nota come maiale, peperoni e patate fritti. Pensando al simpatico e attentatore tacos o alla tenera e dolce gordita, abbiamo avuto l’idea, non avendo nell’immediato grossi mezzi che ci permettessero di cucinare messicano, di farcire la nostrana piadina con una padellata di cigoli, patate e peperoni.

Nei tuguri, lungo il canale, fino al muro di Orandino, le donne preparavano da mangiare, e i fumi che risalivano dai bracieri diffondevano un odore misto di cucina e petrolio. Il sole illuminava i tetti in lamiera. Tutto aveva un’aria di festa e di solitudine allo stesso tempo, sentivo il peso del tempo, come se la terra si stesse rivoltando e spingesse tutto ciò che esisteva verso l’abisso dell’orizzonte delimitato dai vulcani.

IL CAFECITO DI DON THOMAS

E che dire del rito quotidiano a base di cafecito a cui Don Thomas, direttore del centro di ricerca della valle, l’Emporio, non rinuncia mai. Puntuale, alla mezza di tutti i giorni, si trasferisce nell’aranceto dove in compagnia dei suoi collaboratori si gode il caffè in un profluvio di odori contrastanti, l’asprezza delle arance combatte e si fonde con la fermezza dei chicchi neri, a quel punto là, la tazza di caffè è d’obbligo. Il libro di Le Clézio è una fonte molto ricca di riferimenti culinari, il cafecito è un caffè espresso cubano così come il cubita, una varietà cento per cento arabica.

NOTA

Per chi non conosce il romanzo ed è interessato a leggerlo devo purtroppo comunicare che non esiste ancora una versione italiana, ho provato ad inviare la mia traduzione ad alcune case editrici ma non ho ricevuto risposta. In compenso, in Italia, sono state pubblicate altre opere di Le Clézio, chi è rimasto incuriosito dall’articolo può cominciare ad avvicinarsi a questo scrittore leggendo una di esse nella’attesa e nella speranza che Ourania prima o poi venga pubblicata.

PADELLATA DI CICOLI (O CARNE DI MAIALE) PEPERONI E PATATE  CON TACOS. INGREDIENTI X 4 PERSONE.

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500 gr di cicoli o filetto di maiale

–          2 peperoni grandi rossi

–          500gr di patate

–          8 tacos (in alternativa vanno bene anche le piadine)

–          1 cipolla media

–          Olio d’oliva

–          Aceto di vino

–          Sale e pepe

–          Salsa piccante

–          Olio per friggere

Come prima cosa lavare e mondare i peperoni, privarli dei semi e del picciolo e tagliarli a quadretti.

Versare l’olio in una padella, unire la cipolla tagliata sottile ed i peperoni.

Coprire e lasciar cuocere fino a quando i peperoni non si saranno appassiti. Aggiustare di sale e pepe.

In un’altra padella, versare un po’ d’olio e lasciarlo riscaldare, solo quando sarà ben caldo aggiungere i cicoli (o i filetti tagliati a rombi) e far cuocere fino a doratura.

Pelare e lavare le patate, tagliarle a dadini non troppo piccoli e friggerle.

Quando la carne sarà ben dorata, trasferirla nella padella con i peperoni e sfumare con un goccio di aceto di vino.

A questo punto aggiungere le patate e mischiare bene il tutto.

Accompagnare con tacos (piadine) caldi e un goccio di salsa piccante.

GORDITAS. INGREDIENTI X 6 PERSONE.

Le gorditas sono delle simpatiche focaccine e possono essere sia dolci che salate. Per il ripieno potete dare libero spazio alla vostra fantasia.

Quelle dolci possono accompagnare una tazza di cappuccino a colazione!!

Gorditas Salate_001      Gorditas dolce-030_001

   Versione salata:                                                      Versione dolce:

-1 tazza di farina di mais bianco                          -1 tazza di farina di mais bianco

-1 tazza di farina frumento                                     -1 tazza di farina di frumento

– 1 cucchiaino di sale                                               -150 gr di zucchero

– 1 cucchiaio di strutto                                             -150 gr di panna fresca

-una tazza di acqua tiepida                                                  -2 uova

                                                                                            -1 cucchiaio di strutto

NB: la farina può essere utilizzata anche solo quella di frumento.

PROCEDIMENTO VERSIONE SALATA:

In una zuppiera impastare la farina di mais e l’acqua. Gradualmente, unire la farina di frumento e lo strutto. Impastare fino ad ottenere un impasto morbido.

Per  quanto riguarda l’acqua, regolarsi in base alla consistenza dell’impasto.

A questo punto, formare delle palline e schiacciarle dolcemente dandogli la forma di un disco alto al massimo 2 cm, cuocerle su una piastra da piadina ben calda.

Ho farcito le mie gorditas con del prosciutto crudo, del formaggio fresco tipo robiola, una julienne di verdurine fresche  e un goccio di salsa piccante messicana ai peperoni.

PROCEDIMENTO VERSIONE DOLCE:

In una zuppiera mescolare lo zucchero, lo strutto e la panna a temperatura ambiente; unire la farina, il sale e le uova. Impastare il tutto fino ad ottenere un impasto morbido.

A questo punto, come per quelle salate, bisogna formare delle palline da  trasformare in dischetti

Cuocere da entrambe i lati in una piastra per piadine ben calda.

Per le gorditas dolci ho optato per una marmellata di fragole che ho preparato personalmente, ma potete dare libero sfogo alla vostra fantasia.

MARMELLATA DI FRAGOLE

 Ricetta per la marmellata di fragole preparata con il bimby.

-500 gr.di fragole

-350 gr.di zucchero

-50 gr.di zucchero vanigliato

-succo di ½ limone

Come prima cosa, ovviamente, bisogna lavare le fragole e privarle del picciolo, poi trasferirle nel boccale e aggiungere tutti gli altri ingredienti. Azionare il bimby 30 min.100° vel.1. Successivamente passare a 40 min. modalità varoma, vel.1.

Una volta pronta, versate la marmellata ancora calda nei vasetti sterilizzati, capovolgeteli e lasciateli così fino a quando la marmellata non si sarà raffreddata.

IMPASTO GORDITAS CON IL BIMBY

Versare nel boccale la farina, l’acqua, lo strutto e il burro, chiudere e azionare  il bimby 3 min. vel.spiga.